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Dalla parte dei lavoratori

Primo piano

Lavoro: Istat, in Italia negli ultimi 5 anni 1,6 milioni di occupati in più

Occupazione in crescita in Italia. Negli ultimi anni, il mercato del lavoro ha mostrato una dinamica dell’occupazione in espansione, in un contesto caratterizzato da trasformazioni economiche e demografiche rilevanti e dalla persistenza di alcune criticità strutturali. Lo sottolinea l’Istat nella nota sull’andamento dell’economia precisando che nel quinquennio luglio 2021-luglio 2026 si è delineato un quadro generale particolarmente positivo, con un aumento complessivo del tasso di occupazione (+4,4 punti percentuali, circa 1 milione 600mila occupati in più) e una contestuale flessione sia della disoccupazione (-3,4 punti, con -787 mila persone in cerca) sia dell’inattività (-2,4 punti, con circa 1 milione 50mila inattivi in meno). L’incremento occupazionale più significativo si è registrato nella fascia di età 50-64 anni (+7,8 punti), accompagnato da una forte riduzione dell’inattività (-6,3 punti percentuali). Al contrario, la fascia giovanile (15-24 anni), sebbene caratterizzata da un netto calo del tasso di disoccupazione (-8,6 punti), ha evidenziato anche una flessione dell’occupazione (-1,2 punti) e un aumento dell’inattività (+4,1 punti), in parte dovuti all’innalzamento dei livelli di istruzione che ritarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Aumento ha interessato di più le fasce di età avanzata L’incremento dell’occupazione ha quindi interessato in misura più ampia le fasce di età più avanzate ed è stato influenzato, oltre che dalla dinamica economica complessiva, da due principali fattori. Da un lato, le politiche previdenziali, caratterizzate dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha determinato un prolungamento della permanenza degli individui nel mercato del lavoro. A ciò si è aggiunto, come già menzionato, il progressivo innalzamento dei livelli di istruzione che ha ritardato l’entrata nel mercato del lavoro e, di conseguenza, anche l’uscita per arrivare a raggiungere il minimo contributivo richiesto. Dall’altro lato, il processo di invecchiamento della popolazione italiana, che sta modificando significativamente la struttura demografica del Paese. In particolare, la progressiva diminuzione della popolazione nelle classi di età inferiori ai 50 anni si è accompagnata a un aumento della numerosità delle persone ultracinquantenni. Questo cambiamento nella composizione demografica si è riflesso anche sulla struttura dell’occupazione, determinando un peso crescente dei lavoratori più anziani sul totale degli occupati. Ad esempio, tra luglio 2021 e luglio 2026, la variazione dell’occupazione per i 50-64enni è risultata in aumento del 18,0% mentre al netto della componente demografica sarebbe stata del 13,0%. Per le altre fasce di età tale effetto è differente: per i 15 34enni la componente demografica non mostra impatti (+4,4% la variazione degli occupati) mentre per i 35-49enni, si registra una variazione del numero di occupati pari a -3,6% che al netto della componente demografica risulterebbe pari a +5,9%. Dipendenti permanenti in costante crescita Gli andamenti dell’occupazione per posizione professionale nell’ultimo quinquennio, inoltre, hanno seguito dinamiche tendenziali che sembrano in via di consolidamento all’interno del mercato del lavoro italiano. In particolare, i dipendenti permanenti sono risultati in costante crescita dal 2021, confermando una tendenza al rafforzamento dell’occupazione stabile che si protrae fino a luglio 2026. Al contrario, i dipendenti a termine, dopo aver registrato una ripresa nella fase immediatamente successiva alla pandemia di Covid-19, hanno avviato un percorso di progressiva riduzione a partire dalla fine del 2022. Tale andamento ha determinato, nel corso degli ultimi cinque anni, un graduale ridimensionamento del peso dell’occupazione a termine rispetto alla componente permanente. Tra luglio 2021 e luglio 2026, la percentuale di dipendenti permanenti sul totale degli occupati è infatti passata dal 65,4% al 68,0% con un aumento di 2,6 punti percentuali, mentre la componente a termine è calata dal 12,8% al 10,2%. Un’evoluzione differente riguarda il lavoro autonomo. Dopo aver mostrato negli ultimi anni variazioni generalmente contenute, caratterizzate da incrementi o diminuzioni di entità limitata, nel corso del 2026 questa componente ha evidenziato una crescita più sostenuta. Gli incrementi tendenziali hanno infatti raggiunto, nell’ultimo anno, anche le 200 mila unità, segnando un’accelerazione rispetto alla dinamica osservata negli anni precedenti: nel quinquennio in esame, il numero di occupati indipendenti è cresciuto del 7,1%. In calo il numero di disoccupati Per quanto riguarda la ricerca di lavoro, tra luglio 2022 e gennaio 2026 il numero di disoccupati si è ridotto complessivamente di oltre 600 mila unità, delineando una fase di forte e prolungata diminuzione. A partire da febbraio 2026, tuttavia, tale dinamica si è attenuata, con una ripresa del numero di persone in cerca di occupazione nel periodo più recente, che ha prodotto un moderato incremento del tasso di disoccupazione tra gennaio e luglio 2026 (+0,3 punti percentuali). In conclusione, tra il 2021 e il 2026, il mercato del lavoro italiano ha mostrato una crescita complessiva, sostenuta dall’occupazione stabile e una recente ripresa del lavoro autonomo. L’aumento del tasso di occupazione è diffuso a tutte le classi di età, ad eccezione dei più giovani (15-24 anni), particolarmente rilevante tra i 55-64enni per effetto, in buona parte, dell’invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. Tra i più giovani, invece, si registra un’aumento del tasso di inattività, che indica un rinvio dell’ingresso nel mercato del lavoro associato a un’aumento degli anni di istruzione, e un netto calo del tasso di disoccupazione.

Caporalato: dall’Inps Piano di vigilanza in agricoltura

Contrastare il lavoro nero, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento della manodopera nelle campagne italiane. È l’obiettivo del piano straordinario di vigilanza nel settore agricolo che l’Inps ha realizzato in tutta Italia dal 7 al 31 luglio 2026, programmato e coordinato dalla Direzione centrale Entrate dell’Istituto. L’iniziativa – si legge in una nota – ha riguardato in particolare i territori a maggiore esposizione al rischio di irregolarità, individuati attraverso l’analisi integrata delle banche dati dell’Istituto e l’utilizzo di strumenti di business intelligence. L’incrocio dei dati e degli specifici indicatori di rischio ha consentito di orientare gli accessi ispettivi verso i contesti produttivi più critici, tra cui diverse aree del Mezzogiorno (dalla Calabria, dove i controlli hanno interessato le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, ad altre regioni a forte vocazione agricola) oltre a specifici distretti del Centro-Nord. Le squadre ispettive dell’INPS, composte ciascuna da quattro funzionari di vigilanza, sono state affiancate durante gli accessi da pattuglie dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato: un dispositivo operativo che ha garantito efficacia e sicurezza delle verifiche anche nei contesti territoriali e produttivi più complessi. Gli accertamenti svolti hanno fatto emergere situazioni di impiego di lavoratori in nero, rapporti di lavoro irregolari e ulteriori violazioni della normativa, confermando l’efficacia di un modello di vigilanza sempre più selettivo e mirato. Vicedirettore Inps, Antonio Pone in audizione Il quadro nazionale dell’iniziativa è stato illustrato dal Vicedirettore generale dell’Inps, Antonio Pone, nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, riunitasi a Palazzo San Macuto, nell’ambito del filone d’inchiesta relativo alle attività illecite nel settore agricolo, con particolare riferimento alle condizioni di lavoro. Nel corso dell’audizione, Pone ha presentato il piano straordinario di contrasto al caporalato, sottolineando come la capacità dell’Istituto di incrociare le informazioni disponibili nelle proprie banche dati consenta oggi di individuare con crescente precisione i contesti a maggiore rischio, rendendo i controlli sempre più selettivi ed efficaci. Particolare attenzione, ha spiegato, è stata riservata alle regioni più critiche sotto il profilo dello sfruttamento del lavoro agricolo, dove la presenza ispettiva è stata intensificata anche grazie alla collaborazione con le altre Forze dell’ordine. Pone, presenza sul territorio responsabilizza anche le imprese “Il valore di questa esperienza non si misura soltanto nelle irregolarità emerse nel corso degli accessi”, ha affermato Pone in audizione. “Una presenza ispettiva mirata e visibile sul territorio contribuisce anche a responsabilizzare le imprese e a rafforzare il rispetto delle regole. Oggi la capacità di incrociare le informazioni disponibili e di individuare, attraverso i dati, le situazioni che presentano maggiori elementi di rischio consente di rendere i controlli sempre più selettivi ed efficaci. Il messaggio è chiaro: la regolarità del lavoro rappresenta una condizione imprescindibile per la tutela dei lavoratori e per una leale concorrenza tra le imprese. I risultati delle attività poste in essere a luglio sono molto buoni, nonostante l’intensificazione dei controlli fosse stata preventivamente comunicata tramite i media», ha aggiunto Pone, «ma sono ottimi anche i risultati indiretti, perché in questo periodo stiamo registrando un incremento delle regolarizzazioni, comparativamente con i periodi precedenti. Presenza sul territorio e dissuasione preventiva: i due obiettivi che ci ripromettevamo possono dirsi conseguiti”. Il piano straordinario conferma l’importanza di un modello di intervento fondato sull’integrazione tra attività ispettiva, analisi dei dati, conoscenza del territorio e collaborazione istituzionale, e rafforza l’impegno dell’Inps nel contrasto al lavoro sommerso e allo sfruttamento della manodopera in agricoltura, in stretto raccordo con gli organi parlamentari impegnati sul tema.

Scuola: MIM, firmato contratto Area Istruzione e Ricerca 2022-2024

E' stato firmato, in via definitiva, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro relativo all’Area istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024, a beneficio di circa 8.000 dirigenti scolastici, dopo la certificazione positiva della Corte dei Conti. Si è quindi concluso l’iter di adozione del CCNL, che rappresenta un ulteriore, rilevante traguardo strategico per il settore “Scuola”, raggiunto grazie alla scelta del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di procedere tempestivamente per i dirigenti scolastici, così come già avvenuto per docenti e personale ATA, alla definizione della parte economica e dei principali istituti normativi. Valditara, proseguiamo nella valorizzazione di chi presta servizio nelle nostre scuole “Abbiamo mantenuto un altro fondamentale impegno finalizzato alla valorizzazione di chi guida le Istituzioni scolastiche. La stagione dei blocchi contrattuali è definitivamente chiusa. Continueremo convintamente nelle attività volte a migliorare sempre di più le condizioni retributive e di welfare di chi presta il proprio servizio nelle nostre Scuole. Il nostro lavoro prosegue con il consueto impegno per definire l’Atto di indirizzo e avviare le trattative per il triennio 2025-2027, assicurando piena continuità contrattuale a tutto il personale del sistema educativo nazionale”. Così il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. La scelta di riallineare le scadenze contrattuali si conferma un pilastro della strategia ministeriale per rispondere alle reali esigenze di chi lavora nelle scuole per garantire il diritto allo studio e lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

Disabilità: Inps attiva i nuovi servizi digitali per il Progetto di vita

Nell’ambito della Riforma della Disabilità, l’INPS mette a disposizione due nuovi servizi online dedicati al Progetto di vita, il percorso personalizzato che parte dai bisogni, dalle aspettative e dagli obiettivi della persona con disabilità. I servizi – si legge in una nota – fanno parte del Sistema Informativo Salute, Disabilità e Anziani (SISDA) e favoriscono lo scambio delle informazioni tra INPS, Ambiti Territoriali Sociali (ATS) e altri Stakeholder, al fine di ridurre gli adempimenti e rendere il percorso più integrato, rapido e vicino alle esigenze della persona. I nuovi servizi semplificano l’accesso al Progetto di vita, consentendo alle persone con disabilità di presentare l’istanza di avvio e mettendo a disposizione degli ATS e degli enti regionali gli strumenti necessari per la consultazione e la gestione delle richieste. Con il servizio “Invalidità Civile – trasmissione istanze per il progetto di vita”, la persona con disabilità, residente nelle province interessate dalla sperimentazione della Riforma, può chiedere all’INPS di trasmettere la documentazione all’ATS competente per il comune di residenza. La trasmissione consente di avviare il procedimento per l’elaborazione del Progetto di vita. Le istanze presentate vengono quindi rese disponibili, attraverso il servizio “Invalidità Civile – consultazione istanze per il progetto di vita”, agli operatori degli Ambiti Territoriali Sociali e agli altri enti eventualmente individuati dalle Regioni, che possono così avviare e gestire il procedimento di competenza secondo quanto previsto dalla normativa. Dove è attiva la sperimentazione Dal 1° gennaio 2025: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste. Dal 30 settembre 2025: Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo e Vicenza. Dal 1° marzo 2026: Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Bergamo, Bologna, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Crotone, Cuneo, La Spezia, Mantova, Massa Carrara, Messina, Milano, Pavia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Savona, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Udine, Venezia, Verona e Vibo Valentia. Come accedere Entrambi i servizi sono disponibili sul portale istituzionale dell’INPS. Le modalità di accesso, i requisiti, le funzionalità e le istruzioni operative per l’utilizzo dei servizi da parte dei cittadini e degli operatori degli ambiti territoriali sociali sono illustrate nel Messaggio numero 2550 del 4 agosto 2026 e nel Messaggio numero 2551 del 4 agosto 2026. L’INPS prosegue il percorso di attuazione della Riforma della disabilità, ponendo il cittadino al centro dell’azione istituzionale e semplificando l’accesso alle misure di sostegno previste dalla normativa.

Lavoro: Istat, in Italia negli ultimi 5 anni 1,6 milioni di occupati in più

Occupazione in crescita in Italia. Negli ultimi anni, il mercato del lavoro ha mostrato una dinamica dell’occupazione in espansione, in un contesto caratterizzato da trasformazioni economiche e demografiche rilevanti e dalla persistenza di alcune criticità strutturali. Lo sottolinea l’Istat nella nota sull’andamento dell’economia precisando che nel quinquennio luglio 2021-luglio 2026 si è delineato un quadro generale particolarmente positivo, con un aumento complessivo del tasso di occupazione (+4,4 punti percentuali, circa 1 milione 600mila occupati in più) e una contestuale flessione sia della disoccupazione (-3,4 punti, con -787 mila persone in cerca) sia dell’inattività (-2,4 punti, con circa 1 milione 50mila inattivi in meno). L’incremento occupazionale più significativo si è registrato nella fascia di età 50-64 anni (+7,8 punti), accompagnato da una forte riduzione dell’inattività (-6,3 punti percentuali). Al contrario, la fascia giovanile (15-24 anni), sebbene caratterizzata da un netto calo del tasso di disoccupazione (-8,6 punti), ha evidenziato anche una flessione dell’occupazione (-1,2 punti) e un aumento dell’inattività (+4,1 punti), in parte dovuti all’innalzamento dei livelli di istruzione che ritarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Aumento ha interessato di più le fasce di età avanzata L’incremento dell’occupazione ha quindi interessato in misura più ampia le fasce di età più avanzate ed è stato influenzato, oltre che dalla dinamica economica complessiva, da due principali fattori. Da un lato, le politiche previdenziali, caratterizzate dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha determinato un prolungamento della permanenza degli individui nel mercato del lavoro. A ciò si è aggiunto, come già menzionato, il progressivo innalzamento dei livelli di istruzione che ha ritardato l’entrata nel mercato del lavoro e, di conseguenza, anche l’uscita per arrivare a raggiungere il minimo contributivo richiesto. Dall’altro lato, il processo di invecchiamento della popolazione italiana, che sta modificando significativamente la struttura demografica del Paese. In particolare, la progressiva diminuzione della popolazione nelle classi di età inferiori ai 50 anni si è accompagnata a un aumento della numerosità delle persone ultracinquantenni. Questo cambiamento nella composizione demografica si è riflesso anche sulla struttura dell’occupazione, determinando un peso crescente dei lavoratori più anziani sul totale degli occupati. Ad esempio, tra luglio 2021 e luglio 2026, la variazione dell’occupazione per i 50-64enni è risultata in aumento del 18,0% mentre al netto della componente demografica sarebbe stata del 13,0%. Per le altre fasce di età tale effetto è differente: per i 15 34enni la componente demografica non mostra impatti (+4,4% la variazione degli occupati) mentre per i 35-49enni, si registra una variazione del numero di occupati pari a -3,6% che al netto della componente demografica risulterebbe pari a +5,9%. Dipendenti permanenti in costante crescita Gli andamenti dell’occupazione per posizione professionale nell’ultimo quinquennio, inoltre, hanno seguito dinamiche tendenziali che sembrano in via di consolidamento all’interno del mercato del lavoro italiano. In particolare, i dipendenti permanenti sono risultati in costante crescita dal 2021, confermando una tendenza al rafforzamento dell’occupazione stabile che si protrae fino a luglio 2026. Al contrario, i dipendenti a termine, dopo aver registrato una ripresa nella fase immediatamente successiva alla pandemia di Covid-19, hanno avviato un percorso di progressiva riduzione a partire dalla fine del 2022. Tale andamento ha determinato, nel corso degli ultimi cinque anni, un graduale ridimensionamento del peso dell’occupazione a termine rispetto alla componente permanente. Tra luglio 2021 e luglio 2026, la percentuale di dipendenti permanenti sul totale degli occupati è infatti passata dal 65,4% al 68,0% con un aumento di 2,6 punti percentuali, mentre la componente a termine è calata dal 12,8% al 10,2%. Un’evoluzione differente riguarda il lavoro autonomo. Dopo aver mostrato negli ultimi anni variazioni generalmente contenute, caratterizzate da incrementi o diminuzioni di entità limitata, nel corso del 2026 questa componente ha evidenziato una crescita più sostenuta. Gli incrementi tendenziali hanno infatti raggiunto, nell’ultimo anno, anche le 200 mila unità, segnando un’accelerazione rispetto alla dinamica osservata negli anni precedenti: nel quinquennio in esame, il numero di occupati indipendenti è cresciuto del 7,1%. In calo il numero di disoccupati Per quanto riguarda la ricerca di lavoro, tra luglio 2022 e gennaio 2026 il numero di disoccupati si è ridotto complessivamente di oltre 600 mila unità, delineando una fase di forte e prolungata diminuzione. A partire da febbraio 2026, tuttavia, tale dinamica si è attenuata, con una ripresa del numero di persone in cerca di occupazione nel periodo più recente, che ha prodotto un moderato incremento del tasso di disoccupazione tra gennaio e luglio 2026 (+0,3 punti percentuali). In conclusione, tra il 2021 e il 2026, il mercato del lavoro italiano ha mostrato una crescita complessiva, sostenuta dall’occupazione stabile e una recente ripresa del lavoro autonomo. L’aumento del tasso di occupazione è diffuso a tutte le classi di età, ad eccezione dei più giovani (15-24 anni), particolarmente rilevante tra i 55-64enni per effetto, in buona parte, dell’invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. Tra i più giovani, invece, si registra un’aumento del tasso di inattività, che indica un rinvio dell’ingresso nel mercato del lavoro associato a un’aumento degli anni di istruzione, e un netto calo del tasso di disoccupazione.

Caporalato: dall’Inps Piano di vigilanza in agricoltura

Contrastare il lavoro nero, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento della manodopera nelle campagne italiane. È l’obiettivo del piano straordinario di vigilanza nel settore agricolo che l’Inps ha realizzato in tutta Italia dal 7 al 31 luglio 2026, programmato e coordinato dalla Direzione centrale Entrate dell’Istituto. L’iniziativa – si legge in una nota – ha riguardato in particolare i territori a maggiore esposizione al rischio di irregolarità, individuati attraverso l’analisi integrata delle banche dati dell’Istituto e l’utilizzo di strumenti di business intelligence. L’incrocio dei dati e degli specifici indicatori di rischio ha consentito di orientare gli accessi ispettivi verso i contesti produttivi più critici, tra cui diverse aree del Mezzogiorno (dalla Calabria, dove i controlli hanno interessato le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, ad altre regioni a forte vocazione agricola) oltre a specifici distretti del Centro-Nord. Le squadre ispettive dell’INPS, composte ciascuna da quattro funzionari di vigilanza, sono state affiancate durante gli accessi da pattuglie dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato: un dispositivo operativo che ha garantito efficacia e sicurezza delle verifiche anche nei contesti territoriali e produttivi più complessi. Gli accertamenti svolti hanno fatto emergere situazioni di impiego di lavoratori in nero, rapporti di lavoro irregolari e ulteriori violazioni della normativa, confermando l’efficacia di un modello di vigilanza sempre più selettivo e mirato. Vicedirettore Inps, Antonio Pone in audizione Il quadro nazionale dell’iniziativa è stato illustrato dal Vicedirettore generale dell’Inps, Antonio Pone, nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, riunitasi a Palazzo San Macuto, nell’ambito del filone d’inchiesta relativo alle attività illecite nel settore agricolo, con particolare riferimento alle condizioni di lavoro. Nel corso dell’audizione, Pone ha presentato il piano straordinario di contrasto al caporalato, sottolineando come la capacità dell’Istituto di incrociare le informazioni disponibili nelle proprie banche dati consenta oggi di individuare con crescente precisione i contesti a maggiore rischio, rendendo i controlli sempre più selettivi ed efficaci. Particolare attenzione, ha spiegato, è stata riservata alle regioni più critiche sotto il profilo dello sfruttamento del lavoro agricolo, dove la presenza ispettiva è stata intensificata anche grazie alla collaborazione con le altre Forze dell’ordine. Pone, presenza sul territorio responsabilizza anche le imprese “Il valore di questa esperienza non si misura soltanto nelle irregolarità emerse nel corso degli accessi”, ha affermato Pone in audizione. “Una presenza ispettiva mirata e visibile sul territorio contribuisce anche a responsabilizzare le imprese e a rafforzare il rispetto delle regole. Oggi la capacità di incrociare le informazioni disponibili e di individuare, attraverso i dati, le situazioni che presentano maggiori elementi di rischio consente di rendere i controlli sempre più selettivi ed efficaci. Il messaggio è chiaro: la regolarità del lavoro rappresenta una condizione imprescindibile per la tutela dei lavoratori e per una leale concorrenza tra le imprese. I risultati delle attività poste in essere a luglio sono molto buoni, nonostante l’intensificazione dei controlli fosse stata preventivamente comunicata tramite i media», ha aggiunto Pone, «ma sono ottimi anche i risultati indiretti, perché in questo periodo stiamo registrando un incremento delle regolarizzazioni, comparativamente con i periodi precedenti. Presenza sul territorio e dissuasione preventiva: i due obiettivi che ci ripromettevamo possono dirsi conseguiti”. Il piano straordinario conferma l’importanza di un modello di intervento fondato sull’integrazione tra attività ispettiva, analisi dei dati, conoscenza del territorio e collaborazione istituzionale, e rafforza l’impegno dell’Inps nel contrasto al lavoro sommerso e allo sfruttamento della manodopera in agricoltura, in stretto raccordo con gli organi parlamentari impegnati sul tema.

Scuola: MIM, firmato contratto Area Istruzione e Ricerca 2022-2024

E' stato firmato, in via definitiva, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro relativo all’Area istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024, a beneficio di circa 8.000 dirigenti scolastici, dopo la certificazione positiva della Corte dei Conti. Si è quindi concluso l’iter di adozione del CCNL, che rappresenta un ulteriore, rilevante traguardo strategico per il settore “Scuola”, raggiunto grazie alla scelta del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di procedere tempestivamente per i dirigenti scolastici, così come già avvenuto per docenti e personale ATA, alla definizione della parte economica e dei principali istituti normativi. Valditara, proseguiamo nella valorizzazione di chi presta servizio nelle nostre scuole “Abbiamo mantenuto un altro fondamentale impegno finalizzato alla valorizzazione di chi guida le Istituzioni scolastiche. La stagione dei blocchi contrattuali è definitivamente chiusa. Continueremo convintamente nelle attività volte a migliorare sempre di più le condizioni retributive e di welfare di chi presta il proprio servizio nelle nostre Scuole. Il nostro lavoro prosegue con il consueto impegno per definire l’Atto di indirizzo e avviare le trattative per il triennio 2025-2027, assicurando piena continuità contrattuale a tutto il personale del sistema educativo nazionale”. Così il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. La scelta di riallineare le scadenze contrattuali si conferma un pilastro della strategia ministeriale per rispondere alle reali esigenze di chi lavora nelle scuole per garantire il diritto allo studio e lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

Disabilità: Inps attiva i nuovi servizi digitali per il Progetto di vita

Nell’ambito della Riforma della Disabilità, l’INPS mette a disposizione due nuovi servizi online dedicati al Progetto di vita, il percorso personalizzato che parte dai bisogni, dalle aspettative e dagli obiettivi della persona con disabilità. I servizi – si legge in una nota – fanno parte del Sistema Informativo Salute, Disabilità e Anziani (SISDA) e favoriscono lo scambio delle informazioni tra INPS, Ambiti Territoriali Sociali (ATS) e altri Stakeholder, al fine di ridurre gli adempimenti e rendere il percorso più integrato, rapido e vicino alle esigenze della persona. I nuovi servizi semplificano l’accesso al Progetto di vita, consentendo alle persone con disabilità di presentare l’istanza di avvio e mettendo a disposizione degli ATS e degli enti regionali gli strumenti necessari per la consultazione e la gestione delle richieste. Con il servizio “Invalidità Civile – trasmissione istanze per il progetto di vita”, la persona con disabilità, residente nelle province interessate dalla sperimentazione della Riforma, può chiedere all’INPS di trasmettere la documentazione all’ATS competente per il comune di residenza. La trasmissione consente di avviare il procedimento per l’elaborazione del Progetto di vita. Le istanze presentate vengono quindi rese disponibili, attraverso il servizio “Invalidità Civile – consultazione istanze per il progetto di vita”, agli operatori degli Ambiti Territoriali Sociali e agli altri enti eventualmente individuati dalle Regioni, che possono così avviare e gestire il procedimento di competenza secondo quanto previsto dalla normativa. Dove è attiva la sperimentazione Dal 1° gennaio 2025: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste. Dal 30 settembre 2025: Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo e Vicenza. Dal 1° marzo 2026: Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Bergamo, Bologna, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Crotone, Cuneo, La Spezia, Mantova, Massa Carrara, Messina, Milano, Pavia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Savona, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Udine, Venezia, Verona e Vibo Valentia. Come accedere Entrambi i servizi sono disponibili sul portale istituzionale dell’INPS. Le modalità di accesso, i requisiti, le funzionalità e le istruzioni operative per l’utilizzo dei servizi da parte dei cittadini e degli operatori degli ambiti territoriali sociali sono illustrate nel Messaggio numero 2550 del 4 agosto 2026 e nel Messaggio numero 2551 del 4 agosto 2026. L’INPS prosegue il percorso di attuazione della Riforma della disabilità, ponendo il cittadino al centro dell’azione istituzionale e semplificando l’accesso alle misure di sostegno previste dalla normativa.

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