Ispezioni a tappeto sulle strutture ricettive della Sardegna e un piano d’azione che coinvolga tutte le Istituzioni interessate per contrastare tutti gli abusi in materia di lavoro. Perché “in Sardegna il lavoro stagionale è diventato un incubo – denuncia la Confael. Raccogliamo ogni giorno denunce di turni massacranti, minacce e nessuna tutela. L’aspetto peggiore però queste forme di sfruttamento stanno diventando sistemiche e chi si ribella viene minacciato. Purtroppo, l’impegno quotidiano di un singolo Sindacato non basta, è indispensabile che tutte le Istituzioni coinvolte intervengano in modo fattivo e coordinato”.
Turni massacranti e salari sotto la soglia minima dei contratti collettivi
“Molti lavoratori – spiega Loredana Lai, Segretario Regionale Sardegna, impegnata ogni giorno per contrastare gli abusi, – vengono costretti a sostenere turni estenuanti, spesso superiori alle 12-14 ore al giorno, e non hanno riposi settimanali. Inoltre, nella maggior parte dei casi percepiscono salari ben al di sotto delle soglie minime previste dai contratti collettivi. Purtroppo non è l’aspetto peggiore. Chi si ribella subisce intimidazioni, ricatti e, in casi estremi, vere e proprie minacce da parte di datori di lavoro. Chi si dimette e cerca condizioni migliori, si ritrova invischiato in un circolo vizioso. Cambia datore di lavoro, cambia la struttura, ma il copione si ripete: sfruttamento, precarietà e totale assenza di controllo da parte delle autorità competenti”.
Lavoratori non sono manodopera usa e getta
Lo sfruttamento dei lavoratori insomma sembra diventato sistemico, “una situazione ancora più inaccettabile in una regione come la Sardegna, dove il turismo dovrebbe rappresentare un volano di sviluppo economico e occupazionale – prosegue il Segretario Regionale. I lavoratori stagionali non sono manodopera usa e getta: sono persone, spesso giovani, spesso costrette ad accettare condizioni disumane pur di lavorare qualche mese. Chiediamo con forza l’intervento immediato delle istituzioni: servono controlli mirati, ispezioni a tappeto, sanzioni esemplari e una reale applicazione dei contratti nazionali. Serve un patto etico per il lavoro stagionale che coinvolga imprese sane, associazioni di categoria, sindacati e amministrazioni locali. Non possiamo più tollerare che il lavoro stagionale in Sardegna si trasformi in una forma moderna di schiavitù” conclude Lai.
