Il tasso di occupazione dei giovani che hanno ultimato il percorso istruzione-formazione si attesta oltre il 70%. Lo rileva l’Istat nel Focus “Giovani e Mercato del lavoro”, dal quale emerge che nel 2024 il tasso di occupazione dei 20-34enni si ferma al 57,9%; una parte consistente di questi giovani è infatti ancora inserita in percorsi di istruzione e formazione. Se si restringe il campo di osservazione ai giovani ormai usciti dai percorsi di istruzione e formazione, la quota di occupati sale al 70,2% e appare evidente il vantaggio che una maggiore istruzione dà nel mercato del lavoro: il tasso di occupazione dei 20-34enni con al più un titolo secondario inferiore è pari al 56,2%, sale al 71,1% tra i giovani con diploma e raggiunge l’82,2% tra coloro con titolo terziario (Laurea). D’altra parte, i giovani non occupati con un basso livello d’istruzione sono più spesso inattivi – il tasso di inattività è al 32,2% contro il 19,8% dei diplomati e l’11,4% dei laureati – o disoccupati, il tasso di disoccupazione è pari al 17,1%, rispetto all’11,3% tra i diplomati e al 7,2% tra i laureati.
Il tasso di occupazione aumenta con l’età e la differenza risulta piuttosto marcata: dal 61,1% nella classe di età 20-24 anni, al 71,4% tra i 25-29enni, fino al 73,7% tra i 30-34enni. Le differenze persistono anche se si considerano solamente i titoli terziari: il tasso di occupazione passa dal 79,7% per la classe di età 25-29 anni all’86,3% per quella 30-34 anni. Tra i giovani uomini il 77,4% è occupato, quota che scende al 61,9% per le donne. Al crescere del titolo di studio posseduto, il divario occupazionale di genere si riduce decisamente: la differenza tra i tassi di occupazione maschili e quelli femminili passa da 34,1 punti per i titoli di studio più bassi a 17,8 punti per quelli medi, a 4,1 punti tra chi possiede un titolo terziario. La stessa evidenza caratterizza la differenza di genere nei tassi di disoccupazione: passa da 7,2 punti tra i titoli più bassi a 4,0 per i medi e 0,4 punti per i più elevati.
La partecipazione al mercato del lavoro dei giovani residenti nelle regioni del Mezzogiorno è decisamente più bassa rispetto al resto del Paese, associandosi a un tasso di disoccupazione più che doppio (20,5% contro 9,8% e 6,3% rispettivamente) e a un più elevato tasso di inattività (nel Mezzogiorno è superiore di 15,1 punti rispetto al Centro e di 18,9 punti in confronto al Nord). Questi indicatori segnalano le maggiori difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani residenti nel Mezzogiorno: è occupato il 54,0% dei 20-34enni, contro il 74,9% del Centro e l’81,4% del Nord. Le distanze si riducono, ma rimangono importanti, tra chi ha un titolo di studio elevato: nel Mezzogiorno il tasso di occupazione dei laureati è pari al 70,7% (82,3% nel Centro e 88,7% nel Nord) e quello di disoccupazione al 12,7% (6,6% e 4,7%). Infine, il più basso tasso di occupazione dei giovani nati all’estero rispetto ai nati in Italia è sintesi di un tasso di occupazione più elevato (di 6,3 punti) tra gli uomini (82,6% e 76,3%) che non riesce a compensare il valore di 20,6 punti inferiore tra le donne (45,0% rispetto a 65,6% per le nate in Italia).
In Italia la quota di giovani con un titolo di studio terziario è più bassa rispetto all’Europa
Nel 2024, i giovani tra i 20 e i 34 anni residenti in Italia sono 9 milioni e 101mila: il 17,5% ha al più un titolo secondario inferiore, il 57,5% un titolo secondario superiore (diploma) e il 25,1% un titolo terziario (laurea). In Italia la quota di laureati tra i giovani risulta inferiore rispetto alla media Ue27 (-11,3 punti). Il 95,6% dei giovani di 20-34 anni che hanno un titolo secondario inferiore è fuori dai percorsi di istruzione, quota che scende al 70,4% tra i diplomati. Il 29,6% dei diplomati sta ancora seguendo un corso di studio; quando si tratta di un titolo che consente l’accesso a un corso terziario (la quasi totalità dei casi), la quota sale al 33,1%, contro il 2,4% tra chi ha un diploma che non consente il passaggio diretto. Tra i laureati, il 25,1% è ancora inserito in un percorso formativo, che nella maggioranza dei casi è costituito da corsi di laurea specialistica/magistrale e, in un caso su cinque, da corsi post-laurea (master, specializzazioni, dottorato).
Il 60,7% dei giovani con un diploma che consente l’accesso a un corso terziario non ha mai intrapreso percorsi di studio di livello più elevato. Il motivo prevalente è la volontà di iniziare a lavorare, dichiarato da oltre sei diplomati su 10; seguono le ragioni economiche (necessità economica di lavorare oppure costi troppo alti per l’iscrizione, l’acquisto dei materiali o il mantenimento agli studi), i motivi familiari e personali, la convinzione che l’istruzione ricevuta sia sufficiente e, in quota residuale, le caratteristiche dell’offerta formativa (ad esempio corsi non interessanti o eccessiva difficoltà del test di ingresso). Fra le ragioni del mancato proseguimento degli studi, il desiderio di entrare nel mercato del lavoro è più diffuso tra i maschi (69,4%) rispetto alle femmine (57,9%), che più frequentemente riferiscono motivi familiari e personali (12,6% contro il 5,7%) riconducibili in larga parte alle responsabilità familiari.
Tra i giovani stranieri, la quota di chi ritiene sufficiente il livello di istruzione raggiunto è quasi doppia rispetto agli italiani (12,6% contro il 6,9%), così come sono molto più elevate le ragioni familiari e personali (19,7% verso 7,6%) e quelle economiche (18,1% contro 13,3%).Il 6,2% dei diplomati con un titolo che permette l’accesso a un corso di studio terziario ha interrotto il percorso universitario dopo averlo iniziato; interruzione che, in Italia e soprattutto in Europa, è legata alla difficoltà o al mancato interesse per gli studi intrapresi: nella media europea tale motivazione riguarda una interruzione su due (49,8%) e in quella italiana una su tre (34,3%); nel nostro Paese sono infatti più frequenti le interruzioni dovute al desiderio di lavorare (24,5% rispetto al 12,1% nella media Ue27) e alle ragioni familiari o personali (24,3% e 15,2%).
In Italia la transizione dalla scuola/università al mondo del lavoro è più lenta
Nel confronto con l’Europa, i maggiori divari nelle prospettive occupazionali dei giovani non più in formazione si registrano tra coloro che possiedono un titolo di studio medio o alto: il tasso di occupazione tra i 20-34enni è di 1,3 punti inferiore a quello europeo per chi possiede al più un titolo secondario inferiore, differenza che sale a 9,0 punti tra i titoli secondari superiori e a 5,9 punti tra chi ha un titolo terziario.
Il gap con l’Europa, tuttavia, si riduce all’aumentare del tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio. Tra i diplomati, il divario a sfavore dell’Italia nel tasso di occupazione passa dai 16,8 punti tra coloro che hanno conseguito il titolo da non più di tre anni (59,3% e 76,1% i rispettivi tassi) a 7,9 punti tra chi lo ha conseguito da oltre tre anni (73,0% e 80,9% i tassi); tra i laureati, il divario passa da 10,6 punti (74,2% e 84,9% i rispettivi tassi) a 2,4 punti (87,4% e 89,8% i tassi). Anche il divario Italia-Ue27 nei tassi di disoccupazione tende a ridursi all’aumentare del tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio, arrivando ad annullarsi tra i laureati da oltre 3 anni. I dati sembrano dunque evidenziare come in Italia la transizione dalla scuola/università al mercato del lavoro sia più lenta rispetto a quanto si registra nella media europea.
