Come vengono classificata le partecipate pubbliche in Italia
Le imprese partecipate pubbliche sono individuate e classificate in base alla quota di partecipazione
pubblica posseduta (primo criterio) e alle diverse modalità di controllo della Pubblica Amministrazione
(secondo criterio). Nel 2022, in base al primo criterio, il 62,1% delle imprese attive è partecipato da
soggetti pubblici per una quota di partecipazione superiore al 50% (condizione che le definisce
“controllate”), con un peso in termini di addetti pari al 70,9%.
Le imprese partecipate con quota inferiore al 20%, sono il 23,4% in termini di unità e il 23,7% in termini di addetti; infine, il 14,5% è partecipato per una quota di capitale compresa tra il 20% e il 50% (5,4% in termini di addetti). In base al secondo criterio si distinguono le imprese:
· a partecipazione pubblica prossima, cioè partecipate direttamente da una Pubblica Amministrazione;
sono il 57,3% e impiegano 528.357 addetti, corrispondente al 63% degli addetti delle imprese
partecipate pubbliche attive;
· controllate da gruppi pubblici (cioè gruppi aventi come vertice una PA), il cui capitale è controllato
indirettamente tramite altre unità appartenenti al gruppo; sono il 24,2% delle imprese partecipate
pubbliche attive e rappresentano il 23,0% degli addetti;
· partecipate da controllate pubbliche, Si tratta di imprese partecipate da soggetti privati controllati a
loro volta da gruppi pubblici. Le imprese attive di questo tipo sono il 18,5% e assorbono il 14,0% degli
addetti totali delle partecipate attive.
I dati Istat sul 2022
Nel 2022 aumenta il numero delle imprese a partecipazione pubblica attive nei settori dell’Industria e dei Servizi (+1,5%), mentre diminuisce del 5,3% il numero di addetti (839.025). Si riducono del 4,7% le imprese partecipate da almeno un’amministrazione pubblica regionale o locale. Il Ministero dell’economia e delle finanze controlla, ovvero ha una partecipazione di maggioranza, nel 14,5% delle imprese, con oltre il 53,9% degli addetti delle imprese a controllo pubblico.
Gli addetti delle controllate pubbliche crescono dell’1,4% rispetto al 2021. La produttività media del lavoro (valore aggiunto per addetto) delle controllate pubbliche aumenta del 7,2% rispetto al 2021 e risulta pari a 115.194 euro. Nel 2022, le imprese a controllo pubblico dell’Industria e dei Servizi non finanziari, generano
oltre 65 miliardi di valore aggiunto (il 6,5% di quello complessivamente prodotto dai settori dell’Industria
e dei Servizi.) con una crescita dell’8,5% rispetto al 2021 (+11,3% l’incremento del valore aggiunto nel
totale dei settori Industria e Servizi).
Il valore aggiunto
In termini di valore aggiunto si confermano come settori maggiormente rilevanti, la Fornitura di energia
elettrica, gas, vapore e aria condizionata, in cui le imprese a controllo pubblico realizzano il 72,2% del
valore aggiunto del settore (59,5% nel 2021) con un incremento del valore aggiunto del 46,7% rispetto
al 2021 da attribuire ad un cambio di classificazione di una grande impresa dal settore estrattivo alla
Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento.
Il valore aggiunto per addetto sale a 115.194 euro (107.417 nel 2021 e 94.916 nel 2020), valore
fortemente influenzato dal settore industriale, in particolare quello Estrattivo e della Fornitura di energia
elettrica, gas, vapore e aria condizionata, in cui si concentrano le grandi aziende di Stato. Al netto di
tali settori, la produttività delle controllate pubbliche diminuisce fino a 77.054 euro (56.600 euro è il
totale nazionale del settore Industria e Servizi). Nel settore dei Servizi la produttività delle imprese a
controllo pubblico è 71.420 euro. L’ampia differenza tra i livelli di produttività è in larga misura spiegata
dalla diversa dimensione media d’impresa tra aziende a controllo pubblico e privato.
