Occupazione in crescita in Italia. Negli ultimi anni, il mercato del lavoro ha mostrato una dinamica dell’occupazione in espansione, in un contesto caratterizzato da trasformazioni economiche e demografiche rilevanti e dalla persistenza di alcune criticità strutturali. Lo sottolinea l’Istat nella nota sull’andamento dell’economia precisando che nel quinquennio luglio 2021-luglio 2026 si è delineato un quadro generale particolarmente positivo, con un aumento complessivo del tasso di occupazione (+4,4 punti percentuali, circa 1 milione 600mila occupati in più) e una contestuale flessione sia della disoccupazione (-3,4 punti, con -787 mila persone in cerca) sia dell’inattività (-2,4 punti, con circa 1 milione 50mila inattivi in meno).
L’incremento occupazionale più significativo si è registrato nella fascia di età 50-64 anni (+7,8 punti), accompagnato da una forte riduzione dell’inattività (-6,3 punti percentuali). Al contrario, la fascia giovanile (15-24 anni), sebbene caratterizzata da un netto calo del tasso di disoccupazione (-8,6 punti), ha evidenziato anche una flessione dell’occupazione (-1,2 punti) e un aumento dell’inattività (+4,1 punti), in parte dovuti all’innalzamento dei livelli di istruzione che ritarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
Aumento ha interessato di più le fasce di età avanzata
L’incremento dell’occupazione ha quindi interessato in misura più ampia le fasce di età più avanzate ed è stato influenzato, oltre che dalla dinamica economica complessiva, da due principali fattori. Da un lato, le politiche previdenziali, caratterizzate dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha determinato un prolungamento della permanenza degli individui nel mercato del lavoro. A ciò si è aggiunto, come già menzionato, il progressivo innalzamento dei livelli di istruzione che ha ritardato l’entrata nel mercato del lavoro e, di conseguenza, anche l’uscita per arrivare a raggiungere il minimo contributivo richiesto.
Dall’altro lato, il processo di invecchiamento della popolazione italiana, che sta modificando significativamente la struttura demografica del Paese. In particolare, la progressiva diminuzione della popolazione nelle classi di età inferiori ai 50 anni si è accompagnata a un aumento della numerosità delle persone ultracinquantenni. Questo cambiamento nella composizione demografica si è riflesso anche sulla struttura dell’occupazione, determinando un peso crescente dei lavoratori più anziani sul totale degli occupati. Ad esempio, tra luglio 2021 e luglio 2026, la variazione dell’occupazione per i 50-64enni è risultata in aumento del 18,0% mentre al netto della componente demografica sarebbe stata del 13,0%. Per le altre fasce di età tale effetto è differente: per i 15 34enni la componente demografica non mostra impatti (+4,4% la variazione degli occupati) mentre per i 35-49enni, si registra una variazione del numero di occupati pari a -3,6% che al netto della componente demografica risulterebbe pari a +5,9%.
Dipendenti permanenti in costante crescita
Gli andamenti dell’occupazione per posizione professionale nell’ultimo quinquennio, inoltre, hanno seguito dinamiche tendenziali che sembrano in via di consolidamento all’interno del mercato del lavoro italiano. In particolare, i dipendenti permanenti sono risultati in costante crescita dal 2021, confermando una tendenza al rafforzamento dell’occupazione stabile che si protrae fino a luglio 2026. Al contrario, i dipendenti a termine, dopo aver registrato una ripresa nella fase immediatamente successiva alla pandemia di Covid-19, hanno avviato un percorso di progressiva riduzione a partire dalla fine del 2022. Tale andamento ha determinato, nel corso degli ultimi cinque anni, un graduale ridimensionamento del peso dell’occupazione a termine rispetto alla componente permanente. Tra luglio 2021 e luglio 2026, la percentuale di dipendenti permanenti sul totale degli occupati è infatti passata dal 65,4% al 68,0% con un aumento di 2,6 punti percentuali, mentre la componente a termine è calata dal 12,8% al 10,2%.
Un’evoluzione differente riguarda il lavoro autonomo. Dopo aver mostrato negli ultimi anni variazioni generalmente contenute, caratterizzate da incrementi o diminuzioni di entità limitata, nel corso del 2026 questa componente ha evidenziato una crescita più sostenuta. Gli incrementi tendenziali hanno infatti raggiunto, nell’ultimo anno, anche le 200 mila unità, segnando un’accelerazione rispetto alla dinamica osservata negli anni precedenti: nel quinquennio in esame, il numero di occupati indipendenti è cresciuto del 7,1%.
In calo il numero di disoccupati
Per quanto riguarda la ricerca di lavoro, tra luglio 2022 e gennaio 2026 il numero di disoccupati si è ridotto complessivamente di oltre 600 mila unità, delineando una fase di forte e prolungata diminuzione. A partire da febbraio 2026, tuttavia, tale dinamica si è attenuata, con una ripresa del numero di persone in cerca di occupazione nel periodo più recente, che ha prodotto un moderato incremento del tasso di disoccupazione tra gennaio e luglio 2026 (+0,3 punti percentuali). In conclusione, tra il 2021 e il 2026, il mercato del lavoro italiano ha mostrato una crescita complessiva, sostenuta dall’occupazione stabile e una recente ripresa del lavoro autonomo. L’aumento del tasso di occupazione è diffuso a tutte le classi di età, ad eccezione dei più giovani (15-24 anni), particolarmente rilevante tra i 55-64enni per effetto, in buona parte, dell’invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. Tra i più giovani, invece, si registra un’aumento del tasso di inattività, che indica un rinvio dell’ingresso nel mercato del lavoro associato a un’aumento degli anni di istruzione, e un netto calo del tasso di disoccupazione.
