Nel 2020 le iniziative di investimenti diretti esteri (‘IDE’) nel nostro Paese sono cresciute del 5%, in controtendenza rispetto alla media europea. Anche se la quota di IDE destinati all’Italia rispetto al totale europeo resta contenuta (2%). Le ragioni di questi dati e l’opinione degli investitori sull’attrattività del paese sono analizzate nello studio EY Attractiveness Survey.
A causa degli effetti economici della pandemia e del lockdown, il 2020 è stato un annus horribilis per l’economia mondiale, con gravi danni e perdite nel bilancio delle aziende e un incremento marcato di spesa pubblica, finanziata in gran parte con emissione di debito pubblico da parte dei singoli Stati. Una situazione di generale recessione all’interno della quale però si evidenziano anche degli indicatori positivi. Con particolare riferimento al livello di investimenti diretti dall’estero nei paesi europei, interessanti indicazioni emergono dall’EY Attractiveness Survey 2021, studio annuale che analizza l’andamento degli investimenti in Europa e che evidenzia le percezioni dei player internazionali, con lo scopo di indagare il livello di attrattività di ciascun Paese. Nello specifico, il dato positivo che più ci riguarda direttamente è quello relativo ai cinque punti percentuali in più rispetto al 2019 nel numero di progetti di investimento diretto estero nel nostro paese. Un dato positivo, in particolare se accostato al fatto che quasi la metà degli intervistati, manager di aziende attive a livello internazionale, si dichiara pronto a espandere le proprie attività nel nostro paese. Dunque, l’Italia sembra stia tornando ad esercitare una certa forza attrattiva all’estero.
Investimenti esteri: Italia meglio di molti altri Paesi
Nonostante il duro colpo inflitto dal Covid-19, l’Italia è tra i pochi Paesi del Vecchio Continente ad aver registrato una crescita nel numero di investimenti stranieri rispetto al 2019. A fronte di un calo medio del 13%, da noi gli investimenti diretti sono cresciuti del 5%, con un totale nel 2020 di 113 nuovi progetti finanziati. Un dato incoraggiante, che segna un rinnovato interesse per il nostro Paese, anche se la quota di IDE destinati all’Italia rispetto al totale europeo resta contenuta (il 2% del totale, contro il 18% della Francia, il 17% di Germania e Regno Unito).
I settori dove si investe di più e quelli di minor interesse
Servizi alle imprese (13%), software e servizi IT (12%) sono i due comparti che nel 2020 hanno suscitato maggiore attrattiva per gli investitori esteri. A crescere rispetto al 2019 sono soprattutto il comparto logistica e wholesale (12%), servizi finanziari (8%) e farmaceutico (7%). I settori che nel 2020 hanno invece registrato flessioni più significative sono quelli dei macchinari e attrezzature industriali, in calo del 5%, e il tessile, che ha perso 4 punti percentuali, dei comparti più penalizzati dall’effetto del lockdown.
Del totale di 113 nuovi progetti direttamente finanziati da investitori esteri nel 2020, il 22% riguarda l’area commerciale e marketing. Da segnalare anche la crescita di progetti mirati a valorizzare il nostro know-how tecnico e imprenditoriale, a maggior valore aggiunto, quali l’investimento in processi di produzione manifatturiera (19% dei progetti) e in ricerca e sviluppo (15%).
USA, Francia e Germania: chi investe di più?
Non sorprende che ai primi tre posti tra i principali investitori esteri in Italia vi siano Stati Uniti (24%), Francia (16%) e Germania (12%), Paesi con i quali storicamente l’Italia ha solide relazioni commerciali. Al contrario, sorprende il dato che vede la Cina, seconda potenza economica a livello globale, solo al sesto posto con il 4% degli investimenti esteri totali nel nostro Paese con una decrescita di valore aggregato investito rispetto al 2019.
