Cultura: in crescita valore aggiunto e occupazione

16 Lug, 2026 | Economia&Lavoro, Primo piano

Nel 2025 crescono valore aggiunto e occupazione nel sistema produttivo culturale e creativo, rispettivamente 115,8 miliardi di euro (+3,3% rispetto al 2024) e 1,5 milioni di addetti (5,7% dell’occupazione complessiva del Paese). E’ quanto emerge dal rapporto “Io sono cultura 2026” arrivato alla sedicesima edizione, e realizzato congiuntamente da Unioncamere, dal suo Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, da Fondazione Symbola e Deloitte con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo, Fornasetti e con il patrocinio del Ministero della Cultura.

I dati riferiti al 2025 confermano la solidità del Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) italiano come motore di sviluppo economico, occupazionale e sociale del Paese. La filiera – tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione – ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, con una crescita del +3,3% rispetto all’anno precedente. Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, pari al 5,7% del totale, con un incremento dell’+1,7% rispetto al 2024. Un valore che si estende oltre la ricchezza direttamente prodotta: ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano.

In crescita sia il Core Cultura che gli Embedded Creatives

La crescita ha interessato entrambe le componenti del sistema. Da un lato il Core Cultura, che nel 2025 genera 66,8 miliardi di euro di valore aggiunto e cresce del +3,2% rispetto all’anno precedente; dall’altro gli Embedded Creatives, ossia i professionisti culturali e creativi impiegati nei settori non strettamente culturali, che producono quasi 49 miliardi di euro e registrano una crescita del +3,4%. Numeri che raccontano una forza economica rilevante, ma che rimandano anche a qualcosa di più profondo: la capacità della cultura di produrre innovazione, relazioni, inclusione, identità e fiducia, ingredienti essenziali della competitività italiana.

Tra i domini del Core Cultura, Software e videogiochi si confermano il principale generatore di valore e occupazione, seguiti da Editoria e stampa e da Architettura e design che, nel 2025, tornano entrambe a crescere. Performance positive interessano anche gli altri comparti, confermando come lo sviluppo del sistema culturale e creativo sia sostenuto tanto dalle attività più innovative quanto da quelle tradizionali. L’analisi territoriale conferma la forte concentrazione delle attività culturali e creative nelle regioni del Centro-Nord e nelle principali aree metropolitane, ma mette in luce anche la crescente capacità di numerosi territori di valorizzare la cultura come elemento distintivo del proprio modello di sviluppo.

Il Lazio la regione con il più elevato livello di specializzazione

Il Lazio si conferma la regione con il più elevato livello di specializzazione culturale e creativa, con un’incidenza del SPCC pari all’8,1% dell’economia regionale, seguito dalla Lombardia, che mantiene la leadership nazionale in termini di dimensione economica con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto generati dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Tra le altre regioni emergono Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, mentre nel Mezzogiorno continua a distinguersi la Campania, dove la cultura rappresenta una componente rilevante della crescita economica e dell’attrattività territoriale.

La bellezza delle città italiane, frutto della stratificazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico, è sempre più riconosciuta come un asset economico e identitario, non solo attrattore turistico, ma fattore di localizzazione per imprese e talenti e infrastruttura immateriale capace di qualificare un territorio. La presenza di Roma continua a esercitare un ruolo determinante, concentrando istituzioni culturali connesse alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico, attività audiovisive, dell’editoria, della comunicazione e una parte rilevante delle funzioni amministrative e direzionali del Paese. Milano non è solo una sede produttiva, ma la capitale del design, capace di attrarre pubblici internazionali attraverso il Salone del Mobile, trasformato negli anni in un’infrastruttura culturale globale.

Il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci

“La forza della nostra economia e del made in Italy – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – deve molto, in tutti i campi, alla cultura e alla bellezza. Più che in altri Paesi. Cultura e creatività oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare insieme, senza paura, le difficili sfide che abbiamo davanti. A partire dalla crisi climatica. L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi può offrire un contributo importante ad una transizione verde e digitale. Spostando le produzioni verso la qualità aumenta infatti il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime riducendo le emissioni di CO2: un’economia più a misura d’uomo e per questo più competitiva e più capace di futuro come sostiene il Manifesto di Assisi. Anche da questo deriva la forza del nostro export. Come più volte sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ‘la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo’”.

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete

“La creatività non è soltanto un patrimonio identitario dell’Italia: è una leva strategica di competitività per il nostro sistema produttivo. Il Rapporto Io sono Cultura lo dimostra con chiarezza: il valore della cultura si estende ben oltre i confini delle industrie culturali e creative, alimentando innovazione, qualità e capacità di competere in molti comparti dell’economia. È così nel turismo, dove la componente culturale genera oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva, grazie a un’offerta sempre più orientata all’esperienza. Ed è così nella manifattura e nell’artigianato di qualità, dove design, creatività e saper fare rappresentano il tratto distintivo che rende il Made in Italy riconoscibile e apprezzato nel mondo. Investire nella cultura significa quindi investire nella crescita, nell’innovazione e nella competitività del Paese” dichiara Andrea Prete, presidente di Unioncamere.

Il presidente di Deloitte & Touche, Ernesto Lanzillo

“In un contesto di vita collettiva caratterizzato da conflitti internazionali – dichiara Ernesto Lanzillo, presidente Deloitte & Touche S.p.a. – profonde trasformazioni legate all’evoluzione tecnologica e alla diffusione dell’intelligenza artificiale con impatto sulle relazioni umane, gli stili comunicativi e la formazione, la cultura non rappresenta soltanto un patrimonio da tutelare o un settore da sostenere: è una risorsa strategica per rafforzare il pensiero critico, promuovere il dialogo, valorizzare la diversità e costruire società più inclusive. Proprio mentre le tecnologie ampliano le possibilità di accesso e produzione della conoscenza, cresce il ruolo insostituibile della cultura nel fornire gli strumenti per interpretare la complessità e orientare il cambiamento. Per questo, misurare gli impatti della cultura, economici e non solo, significa rendere visibile il suo contributo allo sviluppo economico, sociale e democratico del Paese”.

Confael
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