
Inps e Save the Children, in occasione della Festa del Papà, hanno diffuso dei dati che emergono dall’elaborazione INPS sui dati dei propri archivi relativi al congedo di paternità in Italia, emerge il profilo del padre che ne usufruisce: un uomo che vive nel Nord Italia, con un contratto stabile e un reddito te i 28mila e i 50mila euro.
«Sul congedo di paternità registriamo un trend positivo, che evidenzia un cambiamento culturale in atto. Tuttavia, circa il 35% dei padri aventi diritto ancora non ne usufruisce, è una misura su cui faremo ulteriori iniziative di sensibilizzazione. Promuovere il congedo di paternità produce effetti concreti: favorisce un legame precoce tra padre e figlio, con benefici duraturi sulla loro relazione, e contribuisce a una distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari e della conciliazione vita-lavoro delle donne. Un passo essenziale verso una reale parità di genere nelle famiglie italiane», ha affermato il presidente dell’INPS, Gabriele Fava.
Lo scopo del congedo di paternità per i papà
Introdotto in Italia nel 2012 ha lo scopo di riequilibrare la condivisione della cura dei figli e rafforzare il legami familiari, si è nel tempo allungato fino ad arrivare agli attuali 10 giorni. Conseguenza di questo lento cambiamento sono i dati relativi al suo utilizzo, passati dal 19,2% dei padri aventi diritto nel 2013 al 64,5% nel 2023. Sono quindi più di 3 padri su 5 a utilizzarlo, ma con forti diseguaglianze a livello territoriale e aziendale, in base al contratto di lavoro.
Come sottolineato da Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children «Nonostante i segnali positivi che i dati sulla fruizione del congedo di paternità ci mostrano, c’è ancora molto da fare per favorire un’equa condivisione della cura tra madri e padri. Eppure, la genitorialità condivisa migliora il benessere di bambini e bambine e tutela il loro diritto fondamentale a una crescita serena in un contesto affettivo ed educativo protetto. In questo senso è essenziale investire nel rafforzamento di questa misura per tutti i lavoratori, non solo quelli dipendenti. Un congedo più lungo, inoltre, contribuirebbe al bilanciamento tra responsabilità genitoriali, promuovendo una visione più paritaria tra uomini e donne e favorendo il consolidarsi di modelli culturali liberi da stereotipi di genere».
Chi ne usufruisce di più?
Ad usufruire maggiormente del congedo sono i padri che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato (circa il 70%), rispetto a chi ne ha uno a tempo determinato (il 40%) o chi è inquadrato come lavoratore stagionale (il 20%). Il tasso di utilizzo più alto si osserva tra i padri che hanno un reddito compreso tra i 28mila e i 50mila euro (83%).
La distribuzione in Italia a livello territoriale
A livello nazionale la fotografia che emerge dai dati rileva che al Nord, le regioni presentano tutte tassi di utilizzo uguali o superiori al 70% (Veneto 79%, Friuli Venezia-Giulia 78%, Emilia-Romagna 76,5%, Lombardia 76,4%, Trentino Alto Adige 75,9%, Piemonte 74,6%, Valle d’Aosta 70%), ad eccezione della Liguria che registra il 64,3%.
Al Centro è il Lazio la regione che segna il tasso più basso (63,2%), mentre Umbria (73,7%), Marche (71,6%) e Toscana (70,8%) presentano percentuali vicine a quelle delle regioni settentrionali. Al Sud e nelle isole, l’uso del congedo di paternità supera il 50% in Abruzzo (64,9%), Sardegna (58,1%), Basilicata (56,5%), Molise (54,1%), Puglia (51%), mentre tassi decisamente più bassi si osservano in Sicilia (39,4%), Campania (39,1%) e Calabria, con quest’ultima fanalino di coda (35,1%).
