FR e stipendi arretrati possono essere chiesti al datore di lavoro entro un termine massimo: dopo si prescrivono; ma che significa la “prescrizione” per il lavoratore dipendente e dopo quanto tempo si compie?

Il lavoratore che avanza somme dal proprio datore di lavoro per stipendi, TFR o per ogni altra causa deve stare attento a non cadere in “prescrizione”; in tal caso, infatti, perde il diritto a chiedere il pagamento di quanto dovuto.

Cos’è la prescrizione?

La prescrizione di ogni diritto è prevista in generale dalla legge e in concreto limita la possibilità di chiedere il pagamento di una somma oltre un determinato periodo di tempo. Il termine “prescrizione” può essere definito semplicemente come il tempo utile (espresso in anni) per far valere un proprio diritto (come ad esempio un pagamento).

Quale effetto ha il decorso del tempo di prescrizione?

Il decorso del tempo previsto per la prescrizione [1], non comporta – automaticamente – il venir meno del proprio diritto. La legge, infatti, prevede che alcuni atti o fatti (come ad esempio l’adempimento spontaneo o, più semplicemente, un pagamento) siano validi ed efficaci nonostante il relativo diritto si sia già prescritto.

In generale, la prescrizione può essere rilevata dal debitore per sottrarsi a un proprio obbligo. Nel processo civile, inoltre, l’eccezione di prescrizione deve essere sollevata dal debitore. Quando viene eccepita, il giudice che ne verifica l’esistenza non può condannare il debitore.

La prescrizione, però, può essere “interrotta”. L’interruzione va a vantaggio del creditore perché fa ripartire un nuovo periodo di prescrizione . Per far si che accada questo il creditore deve esercitare il proprio diritto (per esempio con la cosiddetta diffida ad adempiere richiede al debitore il pagamento).