Il segretario generale Marrella in audizione alla Commissione Lavoro della Camera, “Le aziende hanno altri strumenti per adeguarsi, i lavoratori potrebbero risentirne”
Roma, 20 aprile marzo 2023 – Un’introduzione progressiva del salario minimo, che parta dalla soglia di 8 euro l’ora nel 2024, passi a 8,5 euro l’ora l’anno seguente, e arrivi a 9 euro dal 1 gennaio 2026. È la proposta che ha avanzato Domenico Marrella, segretario nazionale della Confael –Confederazione Autonoma Europea dei Lavoratori – intervenendo questo pomeriggio in audizione presso la Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera.
“Il contributo del salario minimo alla riduzione della povertà è possibile – ha spiegato Marrella – ma se si fissa un importo che i datori di lavoro considerano troppo alta, si rischia di vanificare i vantaggi per i lavoratori. Nessuna legge infatti può obbligare un’impresa a mantenere il numero di dipendenti e l’ammontare di ore lavorate raggiunti prima dell’introduzione del salario minimo”.
Secondo il Segretario Nazionale della Confael, infatti, non è detto che le aziende si adeguino automaticamente ai nuovi costi. “Di fronte all’introduzione di un salario minimo legale, le imprese hanno diversi canali di aggiustamento: possono ridurre il personale, o meno drammaticamente l’orario di lavoro, o gli straordinari, o i premi di produzione, o altre prestazioni come il welfare aziendale. Oppure, possono ridurre il turnover, che comporta costi sia per i lavoratori coinvolti che per le aziende, riorganizzare i processi di produzione per renderli più efficienti, investire sui dipendenti per aumentarne la produttività. Se le condizioni di mercato lo permettono, possono alzare i prezzi, oppure, possono semplicemente ignorare la legge, entrando in quella che eufemisticamente viene chiamata ‘economia sommersa’”.
La Confael chiede di prevedere un’armonizzazione graduale del salario minimo legale che abbia un periodo triennale di applicazione. A decorrere dal primo gennaio 2024 inserire quale soglia minima 8 euro come base oraria, dal primo gennaio 2025 8,5 euro, per arrivare infine ai 9 euro l’ora – la soglia indicata da diversi disegni di legge in materia – a decorrere dal primo gennaio 2026. “Con questo processo di armonizzazione – ha spiegato ancora Segretario Nazionale della Confederazione – le aziende si potrebbero adeguare progressivamente, e i lavoratori avrebbero salari più adeguati, aumentando i consumi. Inoltre, attraverso una nuova articolazione dell’orario di lavoro e la riduzione della pressione fiscale e le eventuali agevolazioni per le imprese, si potrebbe aprire una nuova fase per l’intero sistema Walfare Italia” ha concluso Marrella.