Famiglie: Confcommercio, salgono al 42,2% spese obbligate

6 Ago, 2025 | Economia&Lavoro, Primo piano

Salgono al 42.2% con un aumento di 5,2 punti rispetto al 1995 le ‘spese obbligate’ delle famiglie italiane. È quanto emerge dall’Analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio. Nel 2025 le spese obbligate, ovvero quelle legate a beni e servizi di cui le famiglie non possono fare a meno, come casa, energia, bollette, sanità, trasporti e assicurazioni – continuano a erodere quote crescenti dei bilanci familiari. Una dinamica, ormai strutturale, che riduce sempre di più l’area delle scelte libere di consumo, limitando il potenziale di crescita dell’economia legata alla domanda interna.


Il
commento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli

Per le famiglie italiane il costante aumento delle spese obbligate è un forte ostacolo alla ripresa dei consumi. Occorre agire su tariffe e fiscalità per rafforzare il potere di acquisto e rilanciare la crescita economica del nostro Paese”:



Spese in aumento a oltre 9.300 euro

In termini ‘monetari’, a fronte di una spesa pro capite complessiva di 22.114 euro nel 2025, oltre 9.300 euro sono assorbiti da spese non comprimibili. Tra queste, l’abitazione si conferma il capitolo principale, con una media annua di 5.171 euro (+109 euro rispetto al 2024), seguono assicurazioni e carburanti (2.151 euro) e l’energia (1.651 euro). A rendere sempre più gravoso il peso delle spese obbligate è la dinamica dei prezzi: dal 1995 ad oggi, il loro indice è cresciuto del 132%, più del doppio rispetto a quello dei beni commercializzabili (+55%). In particolare, l’energia, nonostante il rallentamento del 2025 – ha visto i suoi prezzi aumentare del 178% in trent’anni.


Segnali positivi e negativi dai commercializzabili

 Sul versante dei commercializzabili, invece, se da un lato i servizi (come ristorazione, turismo, tempo libero) mostrano segnali di recupero (+134 euro pro capite), dall’altro i beni tradizionali (alimentari inclusi) registrano un’ulteriore flessione (-57 euro). Una tendenza che, insieme alla riduzione demografica e al cambiamento delle abitudini di consumo, richiede attenzione: per rilanciare la domanda interna, è necessario rimuovere gli ostacoli che comprimono la libertà di spesa, a partire dal contenimento dei costi fissi e dalla tutela del potere d’acquisto.

Le spese obbligate

I dati riportati in questa nota presentano nelle serie storiche marginali mutamenti in considerazione delle modifiche intervenute con la pubblicazione della Contabilità nazionale in base 2020. Oltre ai consueti effetti derivanti da una revisione in questa occasione i consumi sul territorio sono stati articolati sulla base della Coicop 2018 a 3 digit, ciò ha comportato un ampliamento delle funzioni di spesa e in alcuni casi una diversa articolazione (da 12 divisioni a 13 e da 56 a 66 gruppi da noi aggregati a 64 per ragioni d’opportunità). Il dato che emerge dall’analisi di lungo periodo, confermato anche dalle stime per il 2025, non si discosta nella sostanza da quanto rilevato nei precedenti approfondimenti. I consumi obbligati hanno progressivamente assorbito una quota crescente della spesa delle famiglie rendendo sempre meno ampia la parte lasciata ai beni e ai servizi commercializzabili, vale a dire quelli che appartengono alle libere scelte dei consumatori e che sono legate alle preferenze e agli stili di vita dei singoli individui o famiglie.

In trent’anni, l’orizzonte temporale oggetto di questa nota, la quota di consumo ad essi destinata è passata dal 37,0% al 42,2% Da questo aggregato sono peraltro esclusi alcuni beni e servizi “tecnologici” (smartphone, tablet, pc e relativi servizi) che fino a pochi anni fa venivano utilizzati quasi esclusivamente nel tempo libero. Oggi sono diventati, in molti casi, strumenti necessari per il lavoro, lo studio e per la fruizione di servizi inclusi tra le spese obbligate (servizi bancari e finanziari, rapporti con la pubblica amministrazione, ecc.) rendendo il confine tra commercializzabili e spese obbligate più sfumato. La parallela compressione della quota destinata al consumo di beni e servizi commercializzabili (nel 2025 si stima un’incidenza complessiva del 57,8%), vale a dire quelli il cui acquisto è legato a scelte e preferenze personali e familiari, sottende a sua volta dinamiche articolate. La spesa per i servizi commercializzabili, che aveva registrato un deciso arretramento nel 2020, è tornata, nei periodi più recenti, ad aumentare in misura più significativa rispetto agli altri consumi ed è stimata attestarsi nel 2025 al 20,8%. Quota che risulta ancora inferiore al 21,3% raggiunto nel 2019. Per contro i beni commercializzabili dovrebbero vedere nell’anno in corso un’ulteriore riduzione dell’incidenza attestandosi al 36,9%.

Dinamiche più recenti evidenziano come per i beni commmercializzabili il miglioramento degli ultimi anni, guidato in buona parte dalle apparecchiature informatiche e per le comunicazioni, si vada esaurendo, con una stima per il 2025 di riduzione dei volumi acquistati di 57 euro per abitante. In questo contesto le maggiori difficoltà si confermano quelle relative ai beni più tradizionali come l’alimentare. Per l’anno in corso i miglioramenti più significativi, in termini di volumi, sono attesi per i servizi commercializzabili per i quali si stima una crescita delle quantità acquistate di 134 euro per residente. Dato che permetterebbe di tornare, e superare di poco, i livelli del 2019.


I prezzi dei consumi obbligati   

Come sottolineato in precedenza i prezzi hanno assunto in tutto il periodo in esame, un ruolo fondamentale nel determinare lo spostamento di quote di spesa dai commercializzabili verso gli obbligati. Le dinamiche di lungo periodo, e non solo, fanno emergere ancora una volta come i prezzi dei consumi a cui le famiglie non possono rinunciare, si siano mossi ad una velocità nettamente superiore rispetto ai beni e servizi commercializzabili. Tra il 1995 ed il 2025 l’incremento complessivo è stato del 132,1 a fronte di una crescita del 55,2% dei beni commercializzabili e dell’81,4% dei servizi il cui acquisto è da considerarsi una libera scelta delle famiglie. Tra le spese obbligate continua a spiccare il ruolo degli energetici che, nonostante l’attesa di una riduzione dei prezzi nel 2025, hanno visto il deflatore aumentare del 178,3% nel periodo.

Al di là dell’impatto che questi andamenti hanno sui comportamenti reali delle famiglie, se devo spendere di più per acquistare la stessa quantità di beni e servizi necessari ridurrò la quota destinata ad altri consumi nel caso in cui il reddito disponibile non cresca nella stessa misura, non vanno sottovalutati gli effetti in termini di aspettative. Trent’anni in cui l’inflazione di questi beni e servizi il cui acquisto è considerato obbligato è aumentata a ritmi sostenuti spingono le famiglie a guardare con una certa diffidenza al futuro portandole a comportamenti più che prudenti nei confronti di quei consumi ritenuti meno necessari. Dato che si traduce non solo in una minore crescita del sistema, ma molto spesso impatta anche sulla situazione di benessere e di soddisfazione dei cittadini.

 

 

 

Confael
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