Dazi: Patuelli (ABI), rischio crescita economica, occorre più dinamismo

11 Lug, 2025 | Economia&Lavoro, Primo piano

“Viviamo indescrivibili preoccupazioni per i conflitti in Europa e in Medio Oriente, i più gravi dopo la seconda guerra mondiale. Angosciano il brutale uso della forza e gli aspetti umanitari, con infinite perdite di vite umane e i rischi che le guerre si incancreniscano e si diffondano”. Così il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nella sua relazione all’Assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana  (ABI). “Ha ragione Papa Leone XIV che occorre disarmare le parole. Poi vi sono le preoccupazioni per le ricadute sull’economia, la fiducia internazionale, i commerci, i costi dell’energia, con i rischi di ripresa dell’inflazione e dei tassi. Difronte alle crisi, le banche sono molto esposte, come più complessi e sensibili anelli di connessione fra i fattori dell’economia. Inoltre viviamo una fase inedita di grandi incertezze fra le due sponde dell’Atlantico. Permangono troppo alti costi energetici soprattutto per imprese e famiglie italiane. Due agenzie internazionali di rating e il Fondo Monetario Internazionale hanno giustamente migliorato le valutazioni sull’Italia (cui hanno concorso anche le banche), ma i conflitti rischiano di appesantire l’economia.

 

 

Unione Europea si assuma maggiori responsabilità

 

Occorre che l’Unione Europea assuma rapidamente maggiori responsabilità, con nuove regole istituzionali, per non essere paralizzata da veti di piccole minoranze, e realizzando nuovi obiettivi d’integrazione. Un salto di qualità necessita anche il MES, pensato in altre epoche come strumento intergovernativo: occorre trasformare il MES in un organismo della UE, con le stesse regole di trasparenza della BCE verso il Parlamento Europeo e con finalità più coerenti alle nuove sfide. Le regole di Basilea 3+ prudenziali per le banche, a lungo negoziate e concordate fra le Banche Centrali d’Occidente, non stanno entrando in vigore contemporaneamente e subiscono differenti applicazioni che alterano la concorrenza: tali disparità hanno preceduto l’annunzio dell’introduzione o accentuazione di dazi che contraddirebbero le libertà regolate dei mercati. Se si sviluppassero guerre commerciali, i mercati ne soffrirebbero, aumenterebbero le incertezze per le imprese, i crediti potrebbero deteriorarsi maggiormente e le banche ne subirebbero gli effetti.

 

Dazi, si rischierebbe una nuova recessione

Occorre disinnescare i rischi di protezionismi e nuovi dazi, misure vecchie quanto il mondo, che penalizzano il libero mercato, le crescite economiche e sociali e la prosperità globale. Non basta cercare di evitare nuovi dazi: occorre più dinamismo, semplificando, non abolendo le norme europee e italiane. Occorre riesaminare i fattori economici per favorire più cospicui e stabili investimenti produttivi del risparmio e degli utili delle imprese. Concordiamo col Presidente di Confindustria Orsini: o viene potenziata l’IRES premiale, o viene ripristinata l’ACE per patrimonializzare e incrementare gli investimenti delle imprese. Vi è più offerta di credito, con grande concorrenza da parte delle banche: le famiglie stanno incrementando gli investimenti soprattutto nella casa, mentre innanzitutto le incertezze internazionali rallentano le scelte di investimenti delle imprese che evidenziano elementi di ripresa in varie regioni italiane. Rinnovate garanzie possono incoraggiare nuovi investimenti delle imprese. Finché non vi saranno gli auspicati codici europei di diritto bancario, finanziario, tributario e penale dell’economia, occorre che le politiche nazionali garantiscano un equo quadro competitivo nell’Unione europea. Ha ragione il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta: le libertà “di commerciare beni e servizi, di investire attraverso le frontiere e condividere conoscenze e idee” sono “pre requisiti per assicurare prosperità e pace”.

Confael
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