Economia: Istat, più incertezza e prospettive internazionali negative

10 Lug, 2025 | Economia&Lavoro, Primo piano

L’incertezza associata al quadro internazionale è in ulteriore aumento. Agli annunci sulla politica
commerciale Usa, soggetti a frequenti aggiornamenti, si somma l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Le prospettive di crescita della domanda mondiale, seppur in recupero, a maggio e a giugno sono
ancora negative. L’evoluzione dell’attività economica è eterogenea: in moderata espansione in Cina e
in flessione negli USA. Nell’area euro è in calo la produzione industriale.

In Italia, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha segnato a maggio una flessione
congiunturale dello 0,7%. Tuttavia, nella media del trimestre marzo-maggio, l’indicatore è salito dello
0,6%.

A giugno cresce, per il secondo mese consecutivo, la fiducia delle imprese mentre quella dei
consumatori, dopo il miglioramento di maggio, torna a diminuire con un calo diffuso a tutte le
componenti dell’indice.

Nei primi quattro mesi dell’anno le esportazioni e le importazioni di beni sono aumentate in termini
tendenziali rispetto a entrambi i principali mercati: Ue ed Extra Ue.

Il mercato del lavoro si mostra ancora solido, con il numero di occupati che a maggio è salito dello 0,3%
rispetto ad aprile. La crescita ha coinvolto sia i dipendenti permanenti sia gli autonomi mentre è calata tra i dipendenti a termine.

Aumenta, in termini congiunturali, la spesa delle famiglie per consumi finali nel primo trimestre, a fronte di un incremento del reddito disponibile lordo. Cresce anche la propensione al risparmio (+0,6 p.p.)

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha registrato a giugno un aumento tendenziale dello
0,7%, stabile rispetto a maggio e inferiore di due decimi a quello dell’area euro. Accelera l’inflazione
del carrello della spesa (beni alimentari e beni per la cura della casa e della persona) che a giugno è
cresciuta del 3,1% (dal 2,7% di maggio).

 

Il quadro Internazionale

L’incertezza associata al quadro internazionale è in ulteriore aumento. Ai frequenti e contradditori
annunci sulla politica commerciale statunitense si è sommata l’escalation delle tensioni geopolitiche tra
cui la guerra “dei 12 giorni” scoppiata il 13 giugno tra Israele e Iran.
Gli scambi internazionali di merci in volume sono diminuiti ad aprile dell’1,4% rispetto al mese
precedente (+2,3% a marzo). Per quanto riguarda le importazioni, il dato più rilevante è stato il forte calo
registrato dagli Stati Uniti (-20,0%) che segue però gli elevati livelli di import dei primi tre mesi dell’anno,
dovuti anche a un effetto di anticipo sulle attese dell’introduzione/aumento dei dazi americani.
Le prospettive per il commercio mondiale sono ancora negative: l’indice composito globale dei
manager degli acquisti (PMI, Purchasing Managers’ Index) per i nuovi ordini all’esportazione, che anticipa
la dinamica della domanda internazionale, pur se in recupero sia a maggio sia a giugno, è rimasto sotto
la soglia di espansione dei 50 punti

Il dollaro si deprezza nei confronti delle principali valute. Nella prima metà dell’anno, la valuta
statunitense ha continuato a deprezzarsi. L’Us dollar index, che misura l’andamento del cambio del dollaro
nei confronti di un paniere delle principali valute (Figura 2), ha registrato una decisa diminuzione (da 108,4
a gennaio 96,9 a giugno), segnando un calo di oltre 11 p.p. Il deprezzamento è stato determinato da un
clima di crescente sfiducia nei confronti dell’economia statunitense, dovuto agli annunci (soprattutto di politica commerciale) spesso contraddittori della nuova amministrazione, ai timori di un forte rallentamento dell’economia americana e alla possibile accelerazione dell’inflazione dovuta all’introduzione dei dazi, con conseguente rialzo dei tassi di interesse. Infine, ulteriori pressioni sono legate alla prospettiva di un aumento del debito pubblico, legato ai tagli delle tasse approvati dalla legge di bilancio (i.e. The One, Big,
Beautiful Bill). Si interrompe il trend decrescente dei prezzi di gas e petrolio. L’accentuarsi delle tensioni geopolitiche (i.e. l’intensificarsi del conflitto tra Ucraina e Russia e la situazione incerta nello Stretto di Hormuz da cui transita una elevata quota delle esportazioni di petrolio) ha determinato a giugno un aumento dei prezzi medi del petrolio (71,5 dollari al barile da 64,2) e gas naturale (il valore dell’indice è salito a 103,8 da 101,6). Successivamente alla fine del conflitto con l’Iran, tuttavia, le quotazioni giornaliere, delle principali materie prime energetiche, sebbene ancora volatili, sono tornate a scendere.

 

Aumenti del petrolio annunciati dall’Opec

Per quanto riguarda il petrolio, inoltre, gli aumenti di produzione annunciati dall’Opec+ per agosto e settembre stanno generando ulteriori pressioni al ribasso sulle quotazioni nei mercati internazionali.
In Cina l’attività economica mostra un moderato dinamismo. I dati più recenti evidenziano un
miglioramento dei consumi delle famiglie, sostenuti dalle festività di maggio e dall’anticipo dei saldi di
giugno, il cui effetto potrebbe rivelarsi però temporaneo. Dal lato dell’offerta, mentre la produzione dei servizi è rimasta sostenuta, quella industriale ha rallentato, probabilmente a causa dei dazi sulle esportazioni e della persistente crisi del mercato immobiliare. A giugno, il PMI manifatturiero cinese è rimasto sotto la soglia di espansione per il terzo mese consecutivo, mentre quello dei servizi si è confermato marginalmente sopra (50,3).
La dinamica del PIL degli USA nel primo trimestre è stata rivista al ribasso (-0,13% su base congiunturale) con un indebolimento, rispetto alla prima stima, della domanda interna. La Federal
Reserve, a causa della elevata incertezza, ha lasciato i tassi invariati anche nella riunione di giugno. Le nuove previsioni della Banca centrale americana mostrano una revisione al ribasso delle stime di crescita del paese per il 2025 e il 2026 e una correzione al rialzo delle stime sulla disoccupazione e sull’inflazione.

In calo la fiducia dei consumatori americani. L’indice del Conference Board è sceso in misura marcata e inattesa (a 93 da 98,4), cancellando quasi la metà dell’aumento segnato a maggio. Il peggioramento ha riguardato soprattutto la situazione attuale. La componente delle aspettative è scesa a 69, al di sotto della soglia di 80 punti che storicamente anticipa una recessione.
Diminuisce ad aprile la produzione industriale dell’area euro, dopo gli incrementi di marzo dovuti in
parte a un effetto anticipo della produzione in previsione di dazi, l’indice è diminuito del 2,4% in termini congiunturali (+2,4% congiunturale a marzo). Hanno contribuito a tale diminuzione non solo la Germania (-1,9% da +2,5% precedente), la Francia (-1,4% da +0,1%) e la Spagna (-0,9% da +0,9%), ma anche l’Irlanda dove si è registrato un forte calo (-15,2% da +14,3%).
Le prospettive economiche per l’area euro sono in peggioramento. A giugno, lo European Sentiment
Indicator (ESI) della Commissione europea è diminuito (-0,8 punti rispetto al mese precedente). La
flessione dell’indice per l’area è stata principalmente determinata dalla generale riduzione della fiducia nel
settore industriale; con un contributo negativo, anche se più modesto, da parte del commercio al dettaglio.
Nel settore dei servizi e tra i consumatori la fiducia è rimasta sostanzialmente stabile, mentre nelle
costruzioni ha continuato a migliorare. A livello nazionale, l’ESI è diminuito in Francia (-3,4 punti), Spagna (-1,4) e Germania (-0,8), mentre è cresciuto marginalmente in Italia (+0,2 punti).

La congiuntura Italiana

Si conferma la crescita del Pil nel primo trimestre; +0,3% in termini congiunturali. A questa dinamica
ha contribuito positivamente sia la domanda nazionale al netto delle scorte sia, in misura più contenuta, quella estera, mentre la variazione delle scorte ha fornito un contributo negativo. La variazione acquisita per il 2025 è pari a 0,5%.
In calo la produzione industriale. A maggio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha
segnato un calo congiunturale dello 0,7%, dopo l’aumento dello 0,9% registrato ad aprile. Il risultato è
dovuto al rallentamento nei settori dei beni di consumo (-1,3%) e dei beni intermedi (-1,0%), alla
stazionarietà dei beni strumentali e alla crescita del comparto energetico (+0,7%). Tuttavia, nella media
del trimestre marzo-maggio, l’indice è salito dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, grazie al traino dei beni strumentali (+1,7%) e intermedi (+0,8%).
Settore delle costruzioni in ripresa ad aprile, dopo due mesi di flessione, con una crescita rispetto al
mese precedente: l’indice destagionalizzato è aumentato in termini congiunturali del 2,4%. Anche nella media del trimestre febbraio–aprile la produzione nelle costruzioni è aumentata in termini congiunturali (+1,7%). Nel periodo gennaio-marzo l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, ha registrato, dopo tre trimestri di crescita, una leggera flessione su base congiunturale (-0,2%), sintesi di una marcata riduzione dei prezzi delle abitazioni nuove (-8,7%) e di un aumento di quelli delle abitazioni esistenti (+1,7%). Tale andamento si colloca in un contesto di espansione dei volumi di compravendita nel settore residenziale. Nel primo trimestre, l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate ha rilevato un aumento tendenziale pari all’11,2%, in ulteriore accelerazione rispetto al già positivo incremento del 7,6% registrato nel periodo precedente.
Continua la crescita dei servizi, sebbene a un ritmo più contenuto (+0,8% a marzo e +0,4% ad aprile, i
rispettivi tassi di crescita congiunturali dell’indice del fatturato in volume). Tuttavia, nel periodo febbraioaprile, il confronto con il trimestre precedente evidenzia una lieve flessione complessiva del settore (-0,2%). I comparti che hanno registrato le performance peggiori sono stati le attività immobiliari (-1,9%), i servizi di alloggio e ristorazione (-0,8%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,5%).
Nel primo trimestre, il tasso di investimento delle società non finanziarie è stato pari al 22,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti, a sintesi di una crescita del valore aggiunto (+0,7%) più contenuta rispetto a quella degli investimenti fissi lordi (+1,4%). Nello stesso periodo, la quota di profitto delle società non finanziarie, dopo il picco osservato nel primo trimestre del 2023, ha registrato l’ottava flessione consecutiva, attestandosi al 42,1%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto ai tre mesi
precedenti. Migliora la fiducia delle imprese. L’indice ha segnato a giugno il secondo aumento consecutivo, diffuso a tutti i comparti, ad eccezione di quello del commercio al dettaglio. Nel settore manifatturiero si evidenzia un peggioramento nei giudizi sugli ordini, a fronte di un miglioramento delle aspettative sulla produzione.
Le scorte vengono valutate in fase di decumulo. Nelle costruzioni, le attese sull’occupazione mostrano un miglioramento, mentre i giudizi sugli ordini rimangono stabili. Nei servizi di mercato si rileva un miglioramento nei giudizi sugli ordini e sull’andamento degli affari, mentre le attese sugli ordini sono sostanzialmente stabili. Tra i settori, i servizi di trasporto e magazzinaggio registrano l’incremento più significativo, mentre i servizi turistici mostrano una flessione.
Aumentano gli scambi di beni con l’estero nei primi quattro mesi dell’anno: nonostante l’incertezza
del quadro internazionale legata agli annunci di politica commerciale USA, nel complesso crescono sia l’export sia l’import di beni in valore, rispettivamente del 2,5% e del 6,0% rispetto allo stesso periodo del 2024, a seguito anche di un probabile effetto anticipo degli scambi in previsione di dazi.
A sostenere la crescita tendenziale dell’export nel periodo considerato sono state soprattutto le vendite di prodotti farmaceutici (+38,7%), che hanno un peso di rilievo negli scambi dell’Italia sia sui mercati Ue sia
extra Ue, nonché quelle di mezzi di trasporto (esclusi gli autoveicoli) (+10,3%), di metalli e prodotti in
metallo (+5, 8%) e dei prodotti dell’ alimentare bevande e tabacco (+5,3%). Sono diminuite invece le vendite di autoveicoli (-11,6%), che già avevano mostrato segnali di difficoltà nel 2024, di macchinari (-2,2%) e di coke e prodotti petroliferi (-28,1%).
Nonostante l’incremento delle vendite abbia riguardato sia i mercati Ue sia quelli extra-UE, i primi hanno mostrato un maggiore dinamismo (la variazione nel periodo gennaio-aprile è stata pari rispettivamente a +2,8 e +2,1%), grazie anche all’incremento delle esportazioni verso i principali parnter commerciali
(Germania +4,1%; Francia +1,8%; Spagna +10,8%) che determinano complessivamente più della metà
delle vendite italiane dirette nell’Ue.
Tra i mercati extra-UE, nello stesso periodo, sono risultati particolamenre dinamici i flussi verso Svizzera e Stati Uniti (rispettivamente +13,1 e +8,4 %) mentre si sono ridotte le vendite in Russia (-15%), Cina (-10,5%) e Turchia (-17,9%); deboli le esportazioni dirette verso il Regno Unito (+0,8%). In particolare con riferimento al mercato statunitense, gli aumenti hanno interessato pricipalmente la Farmaceutica che pesa oltre il 20% del totale delle vendite e il comparto dell’alimentare bevande.
A maggio, i dati sugli scambi extra Ue evidenziano per il secondo mese consecutivo un calo delle vendite (-3,5% in termini congiunturali, -5,2% in termini tendenziali) su cui ha inciso la debole performance verso Cina, Turchia, Russia (con una contrazione superiore al 20%) e del Regno Unito (-9,6%), mentre le esportazioni dirette nel mercato elvetico e quello statunitense hanno mostrato un aumento (rispettivamente pari a +9,2 e +2,5%).
L’occupazione è in aumento, con il numero di occupati che a maggio è pari a 24 milioni 301 mila unità.
La crescita ha coinvolto sia gli uomini sia le donne e chi ha almeno 50 anni. Per posizione professionale
l’occupazione è aumentata sia tra i dipendenti permanenti, sia tra gli autonomi, mentre è diminuita tra i dipendenti a termine. Il tasso di occupazione aumenta ed è pari al 62,9%. Rispetto al mese precedente, la disoccupazione è cresciuta per entrambe le componenti di genere e gli
individui di tutte le di età. Nel confronto mensile il tasso di disoccupazione totale (che nell’area euro è in aumento di 0,1 punti, ed è pari al 6,3%), sale al 6,5% (+0,4 punti), quello giovanile al 21,6% (+1,7 punti).
Rispetto ad aprile, infine, il tasso d’inattività è in calo al 32,6% (-0,5 punti).

 

Confael
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