Sicilia, Crivello (Confael): è la Regione dove l’occupazione cresce di più, grazie alle donne

17 Apr, 2025 | Dai territori

Boom di nuovi posti di lavoro in Sicilia che si rivela la Regione d’Italia in cui il tasso di occupazione cresce maggiormente. Secondo l’Osservatorio MPI Confartigianato Sicilia, tutto il Mezzogiorno sta beneficiando di un periodo particolarmente positivo (l’occupazione è crescita del 2,4% nei primi 9 mesi del 2024), ma l’isola ha messo a segno un vero e proprio balzo (+4,7%). Dato che risalta ancora di più se si fa il confronto con la media italiana (+1.8%), in altre parole il risultato della Sicilia è due volte e mezzo maggiore. E, altro risultato positivo, a trainare la crescita è l’occupazione femminile che addirittura sale dell’8,3%. A analizzare cosa sta succedendo in Sicilia è Girolamo Crivello, Segretario Regionale della Confael.

Segretario, l’occupazione in Sicilia sta crescendo a livelli record. A cosa è dovuto il trend?

Il Covid e il post-Covid hanno spinto i lavoratori e in particolare le lavoratrici siciliane a investire sulla professionalizzazione e le opportunità che offre l’auto-imprenditorialità. Si sta assistendo a un progressivo cambiamento culturale, con una maggiore consapevolezza del potenziale economico delle donne e una crescente volontà di superare gli stereotipi di genere. Le donne siciliane sono sempre più determinate a realizzare le proprie aspirazioni professionali e a contribuire allo sviluppo economico della Regione.

Il Mezzogiorno tutto sta crescendo a ritmi superiori alla media nazionale, quali sono i fattori che guidano lo sviluppo?

I dati recenti mostrano un aumento significativo dell’occupazione nelle Regioni del Sud, superiore a quello registrato nelle altre aree del Paese, perché il Mezzogiorno sta puntando sulla valorizzazione delle proprie risorse naturali e culturali, con una forte crescita verso gli investimenti in settori di particolare interesse non solo locale, ma anche nazionale e europeo. Per fare in modo che il trend di crescita non si fermi qui, ma prosegua ulteriormente, si dovranno implementare le politiche per l’inclusione sociale, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e favorire l’accesso al lavoro per tutti, con particolare attenzione rivolta all’imprenditoria femminile e giovanile. Inoltre, saranno necessari dei veri Programmi Quadro regionali e nazionali che sostengano l’imprenditorialità e forniscano sostegno economico.

Come sta cambiando la Sicilia?

I settori maggiormente interessati sono costruzioni, manifatturiero e servizi. Questi settori sono stati interessati certamente dagli incentivi fiscali, come il Superbonus e gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), con un forte impulso agli interventi di riqualificazione urbana e realizzazione di nuove infrastrutture per quel che concerne il settore costruzioni. Per il settore manifatturiero l’input è arrivato dalla produzione di energie rinnovabili, con investimenti in impianti eolici e fotovoltaici, di conseguenza questo sta creando nuove opportunità di lavoro e attirando investimenti dalle imprese innovative. I servizi infine hanno subito una spinta in avanti dagli aiuti alla digitalizzazione di diversi settori, permettendo un incremento sostanziale di personale impiegato e la nascita di nuove imprese.

La crescita secondo lei è dovuta anche all’emersione di lavoro nero? E in caso, cos’ha determinato il fenomeno?

È vero, la crescita dell’occupazione in Sicilia, come in altre Regioni, può essere influenzata anche dall’emersione di lavoro nero. Questo fenomeno, purtroppo, è una realtà complessa e radicata che può essere contrastata con l’impegno sinergico da parte di tutti gli attori della comunità – quindi non solo le Istituzioni, ma anche le imprese e i lavoratori stessi – che devono essere supportati da strumenti e aiuti per permettere l’emersione totale del lavoro nero.

A cosa si riferisce in particolare?

Fino a oggi, un contributo fondamentale lo ha dato il sostegno all’economia legale, e ad esempio è stato fondamentale offrire opportunità di formazione e riqualificazione professionale, così da presentare figure qualificate al mercato del lavoro. Ma nel prossimo futuro sarà anche necessario semplificare le normative e ridurre la pressione fiscale sulle imprese; creare dei programmi di incentivazione economica per permettere le assunzioni; rafforzare i controlli e le sanzioni con l’obiettivo di rendere terribilmente gravoso – dal punto di vista economico – l’impiego di lavoratori non dichiarati; e promuovere con ancora più fermezza e determinazione la cultura della legalità e della responsabilità sociale.

Come ha già accennato il dato dell’occupazione femminile è particolarmente positivo, e questo è uno stimolo ulteriore. Ma quali occupazioni trovano le donne siciliane e quali categorie e fasce di età stanno beneficiando del trend?

La crescita dell’occupazione femminile in Sicilia è un segnale positivo, ma è importante precisare che bisogna garantire che le donne abbiano accesso a lavori di qualità, con tutele adeguate che favoriscano la conciliazione vita-lavoro, il contrasto del divario salariale e la precarietà. Purtroppo c’è ancora una netta distinzione tra le donne giovani, in particolare le laureate, e le donne adulte. Le prime stanno beneficiando della crescita dell’occupazione nei settori dei servizi avanzati, della tecnologia e dell’innovazione, e spesso hanno l’opportunità di trovare lavoro nei settori terziari e nella pubblica amministrazione. Le altre, anche se magari hanno già diverse esperienze lavorative, trovano opportunità di lavoro nei settori dei servizi (in particolare servizi alla persona e attività sociali), del turismo e dell’artigianato. E spesso, l’auto-imprenditorialità rappresenta una, se non l’unica, valida alternativa per la fascia d’età dai 40 anni in su.
Se si fa riferimento al tasso di occupazione (47,5% contro una media nazionale del 62,6%), la Sicilia però resta comunque una delle regioni più depresse d’Italia, e questo vuol dire che i numeri degli inoccupati restano elevatissimi. Quali misure di potrebbero adottare per recuperare questi lavoratori?

È necessario un approccio multidimensionale che affronti le cause profonde del problema. Occorre sostenere le imprese che assumono, e in questo caso la soluzione migliore sono gli incentivi fiscali e contributivi, magari dedicati in particolare a giovani e donne. Ma servono anche dei programmi di tirocini e apprendistato per favorire l’inserimento lavorativo. Occorre però anche intervenire sul lato lavoratori, con dei programmi di orientamento e formazione mirata. E quindi occorre rafforzare i servizi di orientamento per aiutare i disoccupati a identificare le proprie competenze e le opportunità di lavoro che potrebbero sfruttare. Questo potrebbe essere delegato dallo Stato ai privati, con strumenti veloci e digitali, basati anche sull’Intelligenza Artificiale. Inoltre, sempre sotto questo aspetto, bisogna offrire corsi di formazione professionale mirati per i settori con maggiore potenziale di crescita, come il digitale, il turismo sostenibile e le energie rinnovabili. E questi corsi devono nascere non da una programmazione asettica, ma da richieste specifiche maturate dal confronto con le aziende e dalle esigenze del mercato del lavoro.

Ha citato in più occasioni l’auto-imprenditorialità, anche questa è una soluzione da incentivare?

Certo. E in questo caso si può offrire supporto finanziario e tecnico concreto, come dicevo con un Programma Quadro regionale e nazionale, a chi desidera avviare un’attività in proprio, con particolare attenzione all’imprenditoria femminile e giovanile. Queste realtà spesso nascono in fretta, ma subito dopo subiscono una frenata dettata dalle problematiche tecniche, amministrative e economiche. Inoltre, si devono creare incubatori di imprese e spazi di co-working per favorire la nascita di nuove start-up, non solo come presunti analizzatori di settore, ma delle vere e proprie comunità d’impresa adottando modelli più flessibili e personalizzati, in base alle esigenze delle singole start-up. Questo lavoro va fatto non solo per specifici settori tecnologici o industriali, ma anche per l’artigianato, il turismo e i servizi. Anche in questi casi c’è infatti bisogno di sviluppare ecosistemi imprenditoriali dinamici e competitivi.

Il trend positivo del lavoro in Sicilia dovrebbe proseguire anche in futuro, già nel primo trimestre di quest’anno ci si attendono oltre 79mila nuovi occupati in più, dato peraltro il crescita del 14,4% rispetto al 2024. A trainare la crescita, ci sono in particolare le Province di Siracusa (+29,8%) e Messina (+19,1%). Cosa rende queste realtà così dinamiche?

La provincia di Siracusa, da sempre Polo Petrolchimico e Industriale, sta beneficiando degli investimenti nella transizione energetica e nelle energie rinnovabili che favorisce la riqualificazione delle imprese, quindi il riposizionamento nell’area del mercato delle Energie. Inoltre, il porto di Augusta è attualmente interessato da un significativo processo di riqualificazione, con diversi interventi previsti, già iniziati da qualche anno e orientati alla sostenibilità. Gli investimenti si sono concentrati sulle energie rinnovabili e sulle tecnologie a basso impatto ambientale, infatti è stato designato come uno dei principali hub per l’eolico offshore in Italia, appunto dal 2025 inizierà una fase più concreta per questo settore. La costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina sta generando un impatto significativo sulla città, influenzando diversi aspetti della vita locale. La Provincia e la Città di Messina hanno avuto negli anni un ruolo cruciale per i collegamenti con il resto dell’Italia, con tutti i servizi di nodo per i trasporti marittimi e terrestri. La costruzione del Ponte, chiaramente incentiva il settore edile delle infrastrutture e creerà nuove opportunità di lavoro. Diversamente, da come tutti pensano, credo non depennerà i servizi marittimi perché i servizi logistici dei traghetti rimarranno attivi e operativi per la logistica e lo spostamento di merci e persone. Il settore dei servizi, in particolare per il commercio, è un importante motore dell’economia messinese. Infine, la presenza dell’Università di Messina contribuisce allo sviluppo del settore terziario avanzato.

Confael
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